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 CONVERSIONE MORALE: L'ESEMPIO DI FROSSARD

 

La storia del popolo cristiano è soprattutto storia di conversioni, le quali oggi sono innumerevoli.

Una delle conversioni più clamorose degli ultimi decenni è quella di André Frossard, celebre scrittore, figlio del Segretario na­zionale del comunismo francese che l'ha educato nel perfetto ateismo.

André, lavorando come giornalista, stabilisce una forte amicizia con il collega di lavoro André Viemen, cattolico intelligente e prati­cante. Un giorno Frossard, a 20 anni, viaggia in automobile con il suo amico. Questi, a un certo momento, esce dall'auto e gli dice: "Ora, o mi segui o mi attendi". Attraversa la strada ed entra in una chiesa a pre­gare e a confessarsi. L'amico Frossard, stanco di attendere, entra in quella stessa chiesa.

Scorge sull' altare, tra fiori e candele accese, un disco dorato in cui è esposta l'Ostia santa, il Santissimo Sacramento, ma lui non lo sa. Vi sono delle Suore in preghiera. Ode una voce sussurrargli: "Vita interiore! Vita interiore!" Vale a dire: vita religiosa! In quell'i­stante è conquistato dalla grazia di Dio! Egli stesso scriverà: "Vidi un cristallo indistruttibile, un'infinita trasparenza di una luminosità quasi insostenibile: un grado di più mi avrebbe annientato.

Un mondo, un altro mondo di tanto splendore. È l'evidenza di Dio, l'evidenza di Colui che i cristiani chiamano Padre nostro ... Tutto è vero! Dio esiste! Tutto è vero!" Prosegue: "Entrato alle 17,10 in una Cappella per cercarvi un amico, ne sono uscito alle 17,15 in compagnia di una amicizia che non era di questa terra. Entratovi scettico e ateo di estrema sinistra, preoccupato di ben altre cose che di Dio, sono uscito, qualche minuto dopo, cattolico, apostolico e romano, trascinato, sollevato, risucchiato dall' onda di una gioia inestinguibile" (dal suo libro "Dio esiste, io l'ho incontrato").

Nella forte risonanza di questa grande conversione, lo Spirito Santo ci grida: "Convertitevi! Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuor nuovo e uno spirito nuovo" (Ezechiele 18, 30ss). "Rivolgete il cuore verso il Signore" (Giosuè 24,23). "Ritornate a colui al quale vi siete profondamente ribella ti" (Isaia 31,6).

"Convertitevi a Lui con tutto il cuore" (Tobia 13,6). "Ritorna al Signore e cerca di non peccare più" (Isaia 17,20-27). "C'è gioia in cielo per un peccatore che si converte" (Luca 15,7).

 

 

L’aborto è il più grande distruttore di pace oggi al mondo – il più grande distruttore d’amore. (Madre Teresa di Calcutta)

 

 

"O Maria, Regina del mondo, nostra dolcissima Madre, al tuo Cuore Immacolato noi affidiamo la nostra debolezza umana, i nostri problemi, angustie e necessità. Tu tienici stretti al tuo Manto, così saremo sicuri che il nemico non potrà nuocerci. Non permettere che egli distrugga le nostre anime, la società, il mondo intero con l'odio che genera odio, con la morte che genera altra morte. Tu, o Maria, il cui Piede Immacolato schiacciò il capo avvelenato dell'antico serpente, affrettati in questo nuovo secolo che sta per nascere a portarci Gesù, unico e sommo Bene. Tu, o bellissima, o purissima, abbracciaci, amaci e fa' che i nostri cuori ardano ogni giorno di più d'amore per Te e per il tuo figlio Gesù".

Flavia Rapetti  

 

 

Monsignor Mario Rizzi, ex nunzio apostolico in Bulgaria, ha raccontato, a Bologna, dove si trovava per il Congresso Eucaristico del 1997, di aver assistito, l’anno prima, alla Messa privata del Papa in compagnia di Monsignor Roberto Cavallero, del Santuario mariano di Orta di Chiavari, che era da poco rientrato da Medjugorje. Il Papa chiese a quest’ultimo: "Medjugorje, lei ci crede?". E monsignor Cavallero: "E lei Santo Padre, ci crede?". Dopo un breve silenzio, il Papa dichiarò, scandendo ogni parola: "Ci credo, ci credo, ci credo". (da: Wojtyla - attentato)

 

 

"Se gli uomini volessero davvero la pace la chiederebbero a Dio ed Egli la darebbe loro. Ma perché Egli dovrebbe dare al mondo una pace che in realtà il mondo non desidera? Perché quella pace che il mondo sembra desiderare non è affatto pace. Per alcuni pace significa semplicemente libertà di sfruttare gli altri… Per altri, pace significa la possibilità di derubarsi continuamente a vicenda. Per altri ancora significa facoltà di divorare i beni della terra senza essere costretti a interrompere i propri piaceri per nutrire coloro che vengono affamati dalla loro avidità. E per la grande maggioranza pace significa semplicemente l'assenza di ogni violenza fisica che possa gettare un'ombra su vite dedite alla soddisfazione dei propri appetiti di comodità e di piacere. Molti uomini come questi hanno domandato a Dio ciò che essi credevano "la pace" e si sono chiesti perché le loro preghiere non fossero esaudite. Essi non potevano comprendere che in realtà erano esaudite. Dio ha lasciato loro ciò che desideravano perché la loro idea di pace era soltanto un'altra forma di guerra." (tratto da "Semi di contemplazione" di Thomas Merton")

 

 

Ricevi, o Signore, le nostre paure e trasformale in fiducia.

Ricevi la nostra sofferenza e trasformala in crescita.

Ricevi le nostre crisi e trasformale in maturità.

Ricevi le nostre lacrime e trasformale in intimità.

Ricevi la nostra rabbia e trasformala in preghiera.

Ricevi il nostro scoraggiamento e trasformalo in fede.

Ricevi la nostra solitudine e trasformala in contemplazione.

Ricevi le nostre amarezze e trasformale in calma interiore.

Ricevi le nostre attese e trasformale in speranza.

Ricevi le nostre sconfitte e trasformale in risurrezione. (Preghiera anonima)

 

 

LA FORZA DELLA PREGHIERA

 

Io non sono un uomo di lettere e di scienze,

cerco semplicemente di essere un uomo di preghiera.

E’ la preghiera che ha salvato la mia vita.

Senza la preghiera avrei perso la ragione.

Se non ho perso la pace dell’anima, nonostante tutte le prove,

è perché questa pace viene dalla preghiera.

Si può vivere qualche giorno senza mangiare, ma non senza pregare.

La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera.

La preghiera è un’alleanza sacra tra Dio e gli uomini. (Gandhi)

 

 

IL CREDO DI CHI SOFFRE

 

Credo, o Dio mio Padre, che soffrendo con pazienza, completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo (Colossesi 1,24).


Credo che non abbiamo qui, sulla terra, una dimora stabile, ma andiamo in cerca di una patria migliore, quella celeste ed eterna (Ebrei 11,16).
 

Credo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Romani 8,28).
 

Credo che le sofferenze del momento presente non sono assolutamente paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, d’un momento, ma su quelle invisibili, eterne (Roma 8,18; 2 Corinzi 4,18).
 

Credo che ora la nostra visione è confusa come in uno specchio, ma un giorno saremo faccia a faccia, dinanzi a Dio. Ora lo conosco solo in parte,ma un giorno lo conoscerò come Lui mi conosce (1 Corinzi 13,12).
 

Credo che nessuno di noi vive per se stesso né muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, e se moriamo, moriamo per il Signore: sia che viviamo, sia che moriamo, apparteniamo dunque al Signore (Romani 14,7-9).
 

Credo sia necessario che il nostro corpo mortale si vesta di immortalità e che la morte venga ingoiata per la vittoria (1 Corinzi 15,53-54).
 

Credo che Dio tergerà le lacrime dagli occhi dei giusti, e che per loro non ci sarà più ne lutto, né lamento, né affanno, perché il mondo di prima sarà scomparso (Apocalisse 21,4)
 

Credo che io fin d’ora sono figlio di Dio e che quando Egli si sarà manifestato, sarò simile a Lui, perché lo vedrò così come Egli è;  io stesso con i miei occhi contemplerò il mio Salvatore (1 Giovanni 3,2; Giobbe 19,27). (Anonimo)

 

 

SE I PECCATI FOSSERO PIETRE

 

Due donne si recarono da un saggio, che aveva fama di santo, per chiedere qualche consiglio sulla vita spirituale. Una pensava di essere una grande peccatrice. Nei primi anni del suo matrimonio aveva tradito la fiducia del marito. Non riusciva a dimenticare quella colpa, anche se poi si era sempre comportata in modo irreprensibile, e continuava a torturarsi per il rimorso. La seconda invece, che era sempre vissuta nel rispetto delle leggi, si sentiva perfettamente innocente e in pace con se stessa. Il saggio si fece raccontare la vita di tutte e due.

La prima raccontò tra le lacrime la sua grossa colpa. Diceva, singhiozzando, che per lei non poteva esserci perdono, perché troppo grande era il suo peccato. La seconda disse che non aveva particolari peccati da confessare.

Il sant'uomo si rivolse alla prima: «Figliola, vai a cercare una pietra, la più pesante e grossa che riesci a sollevare e portamela qui». Poi, rivolto alla seconda: «E tu, portami tante pietre quante riesci a tenerne in grembo, ma che siano piccole».

Le due donne sì affrettarono a eseguire l'ordine del saggio. La prima tornò con una grossa pietra, la seconda con un'enorme borsa piena di piccoli sassi. Il saggio guardò le pietre e poi disse: «Ora dovete fare un'altra cosa: riportate le pietre dove le avete prese, ma badate bene di rimettere ognuna di esse nel posto esatto dove l'avete presa. Poi tornate da me».

Pazientemente, le due donne cercarono di eseguire l'ordine del saggio. La prima trovò facilmente il punto dove aveva preso la pietrona e la rimise a posto. La seconda invece girava invano, cercando di ricordarsi dove aveva raccattato le piccole pietre della sua borsa. Era chiaramente un compito impossibile e tornò mortificata dal saggio con tutte le sue pietre.

Il sant'uomo sorrise e disse: «Succede la stessa cosa con i peccati. Tu, - disse rivolto alla prima donna - hai facilmente rimesso a posto la tua pietra perché sapevi dove l'avevi presa: hai riconosciuto il tuo peccato, hai ascoltato umilmente i rimproveri della gente e della tua coscienza, e hai riparato grazie al tuo pentimento. Tu, invece, - disse alla seconda - non sai dove hai preso tutte le tue pietre, come non hai saputo accorgerti dei tuoi piccoli peccati. Magari hai condannato le grosse colpe degli altri e sei rimasta invischiata nelle tue, perché non hai saputo vederle».
(Anonimo)

 

 

LE MIE MANI

 

Le mie mani, coperte di cenere, segnate dal mio peccato e da fallimenti, davanti a te, Signore, io le apro, perché ridiventino capaci di costruire e perché tu ne cancelli la sporcizia.
Le mie mani, avvinghiate ai mie possessi e alle mie idee già assodate, davanti a te, o Signore, io le apro, perché lascino andare i miei tesori...
Le mie mani, pronte a lacerare e a ferire, davanti a te, o Signore, io le apro, perché ridiventino capaci di accarezzare.
Le mie mani, chiuse come pugni di odio e di violenza, davanti a te,
o Signore, io le apro, deponi in loro la tua tenerezza.
Le mie mani, si separano da loro peccato, davanti a te, o Signore, io le apro: attendo il tuo perdono.
(Charles Singer)

 

 

IL BAMBU'

 

In un magnifico giardino cresceva un bambù dal nobile aspetto.
Il Signore del giardino lo amava più di tutti gli altri alberi.
Anno dopo anno, il bambù cresceva e si faceva bello e robusto.
Perché il bambù sapeva bene che il Signore lo amava e ne era felice.
Un giorno, il Signore si avvicinò al suo amato albero e gli disse:
"Caro bambù, ho bisogno di te".
Il magnifico albero sentì che era venuto il momento per cui era stato creato e disse, con grande gioia:"Signore,sono pronto. Fà di me l'uso che vuoi".
La voce del Signore era grave:"Per usarti devo abbatterti !".
Il bambù si spaventò:"Abbattermi, Signore? Io, il più bello degli alberi del tuo giardino?
No, per favore,no!
Usami per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi".
"Mio caro, bambù", continuò il Signore, "se non posso abbatterti, non posso usarti".
Il giardino piombò in un forte silenzio.
Anche il vento smise di soffiare.
Lentamente il bambù chinò la sua magnifica chioma e sussurrò:
"Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, abbattimi".
"Mio caro bambù", disse ancora il Signore, "non solo devo abbatterti, ma anche tagliarti i rami e le foglie".
"Mio Signore, abbi pietà. Distruggi la mia bellezza, ma lasciami i rami e le foglie!".
"Se non posso tagliarli, non posso usarti".
Il sole nascose il suo volto, una farfalla inorridita volo via.
Tremando, il bambù disse fiocamente:"Signore, tagliali".
"Mio caro bambù, devo ancora farti di più.
Devo spaccarti in due e strapparti il cuore.
Il bambù si chinò fino a terra e mormorò: "Signore, spacca e strappa".
Così il Signore del giardino abbatté il bambù, taglio i rami e le foglie, lo spacco in due e gli estirpò il cuore.
Poi lo portò dove sgorgava una fonte di acqua fresca, vicino ai suoi campi che soffrivano per la siccità.
Delicatamente collegò alla sorgente una estremità dell'amato bambù e diresse l'altra verso i campi inariditi.
La chiara, fresca, dolce acqua prese a scorrere nel corpo del bambù e raggiunse i campi.
Fu piantato il riso e il raccolto fu ottimo.
Così il bambù divenne una grande benedizione, anche se era stato abbattuto e distrutto.
Quando era un albero stupendo, viveva solo per se stesso e si specchiava nella propria bellezza.
Stroncato, ferito e sfigurato era diventato un canale, che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.

Noi la chiamiamo "sofferenza". Dio la chiama"ho bisogno di te"
(Anonimo)

 

 

SUL PERDONO

 

Questa mattina voglio fare un sogno: un mondo in cui si gareggia a chiedersi perdono. Ogni volta che qualcuno sbaglia o si accorge che c'è un problema, immediatamente chiede perdono. Ti fanno un torto? Chiedi perdono. Ti denigrano? Chiedi perdono.
Ti tolgono l'onore, chiedi perdono. Qualcuno ce l'ha con te? Non importa perché, se a torto o a ragione, chiedi perdono.
E ancora...attentano alla tua vita o a quella dei tuoi cari, ti tolgono la vita? Tu perdoni e chiedi perdono. E' un sogno, non vi preoccupate. Avanti...Tu chiedi perdono e l'altro
non te lo concede? Pazienza.

Ti portano sull'orlo del baratro con inganni, frodi, maldicenze, sparlano di te, ti accusano
ingiustamente, ti condannano e ti uccidono. Prima di morire chiedi perdono a e per coloro che ti stanno distruggendo. Come in tutti i film (o sogni) che si rispettano, c'è una morale:
la morale di questo sogno è Gesù Cristo.

Lui è stato additato come un problema, causa di guai e di discordie, lui è stato calunniato, maltrattato, denigrato, offeso, gli è stato tolto l'onore (è morto nudo sulla Croce), è stato accusato ingiustamente, processato iniquamente, condannato senza prove, ucciso come il peggiore dei malfattori in modo schifoso, nudo, al pubblico ludibrio, davanti a tutti, impossibilitato a muoversi (mani e piedi inchiodati) a respirare, a parlare...eppure..."Padre perdona loro, che non sanno quello che fanno".

E chi ha fatto tutto questo al mio Signore? I Giudei, i farisei, il sinedrio, gli anziani del popolo? NO, IO, IO SOLO HO FATTO QUESTO, quando bestemmio, quando commetto ingiustizie, quando non accetto l'altro, quando disprezzo la grazia che c'è in me, quando
giudico, quando condanno, quando...uccido con la mia lingua! Fine del sogno.
 

La realtà quale è? Ci sono ancora cristiani disposti a fare la fine di Gesù? C'è ancora qualcuno disposto a seguirlo fino al cielo, passando dalla Croce? Per fortuna sì, ce ne sono, e sono tanti, solo che non fanno notizia, perché per il mondo chi si comporta così
è uno scemo, un inetto, uno che non farà mai strada e sarà sempre calpestato. Sì, Signore, vorrei anch'io essere così, ma non ce la posso fare da solo.

Tu solo, mio Dio, puoi trasformare questo mio cuore di pietra in cuore di carne capace di soffrire per amore tuo, di dare la vita, di accettare il torto pregando per chi me lo procura. Aiutami Signore, a perdonare e a chiedere perdono, sapendo che tu, Signore, mi hai perdonato, senza che io te lo chiedessi, tutti i miei peccati, e mi hai fatto figlio tuo per Gesù Cristo. (EUGENIO)

 

 

INTERVISTA A DIO

 

Ho sognato d'intervistare Dio.
"Ti piacerebbe intervistarmi?", Dio mi domandò.
"Se hai tempo" gli dissi.
Dio sorrise.
"Il mio tempo è eterno, che cosa vuoi domandarmi?"
"Che sorprese hai per l'umanità?...".
E Dio rispose...
"Siete così ansiosi per il futuro, perché vi dimenticate del presente.
Vivete la vita senza pensare al presente o al futuro. Vivete la vita come se
non dovreste morire mai, e morite come se non aveste mai vissuto...".
"Avete fretta perché i vostri figli crescano, e appena crescono volete che
siano di nuovo bambini. Perdete la salute per guadagnare i soldi e poi usate
i soldi per recuperare la salute."
Le mani di Dio presero le mie e per un momento restò in silenzio, allora gli domandai...
"Padre, che lezione di vita desideri che i tuoi bambini imparino?".
Dio rispose con un sorriso: "Che imparino che non possono pretendere di essere amati da tutti, però ciò che possono fare è lasciarsi amare dagli altri".
"Imparino che ciò che vale di più non è quello che hanno nella vita, ma che
hanno la vita stessa".
"Imparino che non è buono paragonarsi con gli altri".
"Imparino che una persona ricca non è quella che ha di più, ma è quella che ha bisogno di meno".
"Imparino che in alcuni secondi si ferisce profondamente una persona che si
ama, e che ci vogliono molti anni per cicatrizzare la ferita".
"Imparino a perdonare e a praticare il perdono".
"Imparino che ci sono persone che vi amano profondamente, ma che non sanno
come esprimere o mostrare i loro sentimenti".
"Imparino che due persone possono vedere la stessa cosa in modo differente".
"Imparino che non si perdona mai abbastanza gli altri, però sempre bisogna
imparare a perdonare se stessi".
"E imparino che IO sono sempre qui. SEMPRE".
(ANONIMO)

 

 

AMAMI COME SEI

 

" Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo, so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso:
"Dammi il tuo cuore, amami come sei..."
Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all' amore, non amerai mai. Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi.
Amami come sei.
In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell' aridità, nella fedeltà o nell' infedeltà, amami...come sei...Voglio l' amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto non mi amerai mai.
Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono io l' ONNIPOTENTE? E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore?
Figlio mio, lascia che ti ami, voglio il tuo cuore. Certo voglio col tempo trasformarti, ma per ora ti amo come sei...
E desidero che tu faccia lo stesso, io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l' amore.
Amo in te anche la tua debolezza, amo l' amore dei poveri e dei miserabili, voglio che dai cenci salga continuamente il grande grido: " Gesù ti AMO".
Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno nè della tua scienza, nè del tuo talento. Una cosa sola mi importa. di vederti lavorare con amore.
Non sono le tue virtù che desidero, se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor proprio, non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose, no, sarai il servo umile, ti prenderò persino il poco che hai...perchè ti ho creato soltanto per l' amore.
Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io il RE dei RE! Busso e aspetto, affrettati ad aprirmi. Non allegare la tua miseria, se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, morresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore, sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia.
Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte, voglio che tu faccia anche l' azione più insignificante solo per amore.
Conto su di te per darmi gioia...
Non ti preoccupare di non possedere virtù, ti darò le mie.
Quando dovrai soffrire, ti darò la forza. Mi hai dato l' amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare...Ma ricordati.....Amami come sei...
Ti ho dato mia Madre, fa' passare, fa' passare tutto dal suo CUORE così puro.
Qualunque cosa accada
, non aspettare di essere santo per abbandonarti all' amore, non mi ameresti mai....Va'....." (Fonte sconosciuta)

 

 

IL PESCATORE E LE STELLE DI MARE

 

Al tramonto, un signore passeggiava lungo una spiaggia deserta. Poco a poco cominciò a distinguere il profilo di una persona, lontana. Arrivato più vicino notò che l'uomo, un pescatore del luogo, si piegava in continua­zione per raccogliere qualcosa che poi gettava in acqua.

Instancabilmente lanciava nel mare ciò che raccoglieva, a piene braccia. Avvicinandosi ancora di più, il signore capì che il pescatore stava raccogliendo le stelle di mare che la marca depo­sitava sulla spiaggia; una per una le rigettava in acqua.

Un po' impacciato si avvicinò e chiese al pe­scatore: «Amico, posso sapere cosa stai facendo?». L'altro rispose: «Rigetto queste stelle nell'oceano. A causa della bassa marea si sono arenate sulla spiaggia. Se non le gettassi in acqua, in poco tempo queste povere creature morirebbero!».

«Capisco! - replicò il signore - Ma le stelle arenate sulla spiaggia saranno migliaia. Non potrai pre­tendere di salvarle tutte! E, probabilmente, lo stesso fenomeno si starà producendo su centinaia di spiagge lungo la costa. Non ti accorgi che la tua opera risulta praticamente inutile? Non cambierai nulla!».

Il pescatore sorrise, si chinò, raccolse un'altra stella, la gettò in mare e disse: «Cambierà tutto, per questa piccola creatura!».

Un gesto d'autentico amore non è mai inutile.
Soprattutto se diventa prezioso per qualcuno e, magari,
fa nascere ulteriori gesti d'amore.
(don Ezio Del Favero)

 

 

 LE MANI
 

Una palla di basket nelle mie mani ha un valore di 19,00 euro; nella mani di Michael Jordan ha un valore di 33 milioni di euro... dipende di chi sono le mani.

Un pallone di baseball nelle mie mani vale 6,00 euro; nelle mani di Mark McGuire ha un valore di 19 milioni di euro... dipende di chi sono le mani.

Un bastone nelle mie mani potrebbe al massimo far fuggire un animale selvatico; nelle mani di Mosè separerebbe le acque del mare... dipende di chi sono le mani.

Una fionda nelle mie mani é soltanto un giocattolo; nelle mani di Davide è un’arma potente... dipende di chi sono le mani.

Due pesci e cinque pezzi di pane nelle mie mani sono solo panini imbottiti; nelle mani di Gesù sfamano una moltitudine di persone... dipende di chi sono le mani.

Alcuni chiodi nelle mie mani sarebbero sufficienti per costruire una sedia; nelle mani di Gesù Cristo traggono salvezza per il mondo intero... dipende di chi sono le mani.

Come puoi vedere, dipende di chi sono le mani.

Allora colloca le tue afflizioni, le tue preoccupazioni, i tuoi timori, i tuoi desideri,  i tuoi sogni, la tua famiglia e le tue relazioni personali nelle mani di Dio.

Perché ricordati che dipende di chi sono le mani.
(Suor Gloria)

 

 

 AMORE CON LA " A " MAIUSCOLA

 

Quando parliamo di Amore con la "A" maiuscola, non facciamo alcuna distinzione o catalogazione: Amare significa donarsi completamente, gratuitamente, senza limiti, senza preclusioni, senza vincoli, senza programmi, altrimenti non è Amore, ma un sentimento mielistico con le molle: si allarga all'occorrenza quando ci fa comodo, ma si stringe fino a chiudersi, quando comporta qualche rinuncia o privazione. Chi Ama è sempre disponibile agli altri, è sempre a disposizione, anche, a volte, sapendo che qualcuno abusa del suo Amore.

Dice San Giovanni che chi Ama è perché ha conosciuto l'Amore di Dio e questo significa che si è fatta esperienza di come Dio è capace di amare: ci ha amati non quando eravamo bravi e osservanti, ma quando eravamo malvagi e peccatori, cioè quando gli voltavamo la faccia e facevamo ciò che era sgradito ai suoi occhi. Di fronte a tanto Amore, chi ne è cosciente, non può a sua volta non Amare, cioè non donarsi completamente agli altri
anche disprezzando la propria vita.

Ecco che allora siamo chiamati ogni giorno a far presente l'Amore di Dio amando i nostri cari, nostra moglie o nostro marito, i nostri figli, i nostri parenti, gli amici, i colleghi di lavoro, chi incontriamo per strada, tutti, dello stesso Amore, con la stessa dedizione. Allora non ci sarà più distinzione di persone perché finalmente avremo capito che siamo tutti fratelli in Cristo ed eredi di Dio.

Allora sarà automatico accettare la vita in tutti i suoi risvolti anche drammatici e a volte brutti: un figlio handicappato, un coniuge ubriacone, un genitore fuori di senno, e così via. Sto dicendo idiozie? Allora anche Dio con noi è stato uno stolto? No, l'Amore di Dio non può fermarsi all'apparenza ma va al cuore dell'uomo, e il cuore dell'uomo è destinato a contenere un tesoro: il bene.

Non siamo noi con i nostri sforzi a fare ciò, ma é Dio che con la sua grazia ci concede di Amare fino alla follia, come Cristo ha amato la sua Chiesa, donando la vita per essa, fino all'ultima goccia di sangue. (Fonte sconosciuta)

 

 

E UNA DONNA CAPI' CHE STAVA DIVENTANDO MADRE

 

Nota: Non giudicate questo brano di fantasia: Dio è Dio, non può soffrire per sua natura, ma....leggiamo questo brano pensando all'Amore....forse l'Amore non è quello che pensiamo noi... forse...

***

Una notte, in Paradiso, Dio Padre e Dio Figlio, camminavano, come facevano spesso, e guardavano giù, come facevano spessissimo, i figli "scappati di casa". Dopo la tragedia del pomo, Adamo si è vergognato, si è nascosto, con Eva. Da allora tutti gli uomini, per secoli, si nascondevano al Dio delle piaghe, dei quarant’anni di deserto, della decapoli, del fratricidio, del diluvio. Quella sera il Figlio, come quasi ogni figlio, disse al Padre a bruciapelo: «E se cambiassimo... strategia? Se andassimo giù noi, anziché aspettare che vengano su loro? Se andassimo a cercarli, anche se non lo meritano?».


Il Padre si fermò, guardò il Figlio in fondo agli occhi, chiamò lo Spirito... Pregarono. Anche Dio prega, tutti pregano. La preghiera è l’ossigeno dell’anima. Anche Dio ha un’anima. Anzi è l’anima! «Figliolo spiegati meglio. Come andiamo giù, incontro agli uomini? L’altra volta ho fatto per loro il mondo: il cielo, la terra, il mare, le stelle... Mi sembrava che una culla così bella nessuno sarebbe stato capace di farla. Hai visto come andò a finire? Per un capriccio, un atto d’egoismo, un "pomo" hanno rovesciato tutto il piano che avevo progettato per loro. Per un pomo! Capisci, figliolo?».

Il Figlio aspettò che il Padre finisse. Sentì la voce farsi profonda e commossa. Capì quanto fosse doloroso per un Padre così provvidente, avere le sue creature disperse, disorientate, lontane. Poi, il Figlio, cercò una panchina comoda, di fronte al mondo. Prese il Padre sottobraccio e se lo sedette vicino. Passarono alcuni momenti di intenso silenzio. Laggiù, troppe ombre coprivano una parte del mondo e troppe luci accendevano l’altra. Il Figlio disse: «Abbà, papà, segui il mio ragionamento. Dimentica il tuo infinito dolore. Ascolta: "Sei il Dio onnipotente, Creatore, Signore, Condottiero... Se inventassimo un Dio debole, limitato, mite? Sei il Dio dei dieci comandamenti; se inventassimo il Dio di uno solo? Sei il Dio del tempio di Gerusalemme; se inventassimo il Dio della cena, della tavola? Sei il Dio che non perdona; se ti tramutassi in un padre misericordioso che perdona sempre?».

Il Figlio, si fermò... E poi disse ciò che più lo affascinava: «E se andassi giù io e diventassi uomo tra gli uomini, povero tra i poveri, bambino tra i bambini, affamato tra gli affamati? Se entrassi nella pancia di una nuova Eva in un paesino sperduto e da là riportassi qui, nella tua casa, tutti gli Adami e le Eve del mondo, i Caini e gli Abele, i Davide e i Golia?».

Il Padre guardò lo Spirito. E tutti e due guardarono il Figlio. A un tratto il volto del Padre si fece triste, misterioso, sofferente, vecchio d’un colpo. Quasi biascicando disse: «E se questo volesse dire, Figlio mio, morire, soffrire, pagare per tutti? Ce la farai? Sarai capace di arrivare fino in fondo? E noi, Padre e Spirito, saremo capaci di consumare con te questa tragedia d’amore? Ricordi con Abramo? Non ce l’ho fatta e gli ho ridato il figlio. Se dovessi per amore degli altri figli perduti, perdere te?».

Il silenzio fu infinito come il cielo. Il Figlio si strinse tra le braccia del Padre, e capì quanto fossero piccole per il dolore che doveva affrontare. Anche Dio Padre, di fronte ai dolori del mondo, ha le braccia piccole. Poi, fu il Padre a decidere. «Ti chiamerai Gesù, nascerai da Maria e morirai martire! Il resto te lo dirò man mano. Vai!». Lo baciò, lo abbracciò.

E una donna, laggiù, capì di poter divenire madre anche senza conoscere uomo.
(Tratto da "Vita Pastorale", 11 novembre 2002)

 

 

FRATELLO CHE SOFFRI

 

Fratello che soffri per chi gode in un godimento che non dà soddisfazione, consolati, perché la giustizia di Dio sarà per te provvidenza. Le tue notti insonni e i tuoi giorni eterni non sono inutili.

Agli occhi di Dio tu sei lo strumento dispensatore della Sua misericordia, e agli occhi degli uomini tu sei la bussola di orientamento nello sconfinato mare così burrascoso: questo mondo che ogni giorno fa piangere, soprattutto quando ride. Il tuo sorriso illumina le sue tenebre nella tua notte dipinta di stelle che sono le lacrime del tuo sacrificio. Tu sei la rugiada che bagna questa terra irta di spine, densa di cadaveri ambulanti, tra i quali si nasconde qualche santo sotto il sudore del suo duro cammino.

Nulla è impossibile a Dio per fare i santi: Lui li costruisce con il cemento del dolore che è l’artefice delle anime. Rallegrati fratello! Godiamo insieme perché la sofferenza è gaudio, è letizia, è vittoria.

Ergetevi colonne sotto il tetto di questa madre Chiesa, sostenetela contro le bufere dell’infernal nemico, e, aiutate dagli Angeli nostri Custodi, consolatela con il Pontefice suo Pastore, e coloro che dovrebbero essere i testimoni di Cristo.

Pregate nel martirio delle vostre membra, crocefisse con Colui che solo quando fu sospeso da terra attirò a Sé tutto il mondo.

Anche se ritta su terra rocciosa, ti ergi, o colonna mattutina, e primeggi su chi, spedito, cammina nei suoi affari, senza ricordarsi di guardare in alto a quel Dio che veglia il viandante e il pellegrino, e pensa al suo quotidiano pane e al suo onesto vivere.

Vorresti talvolta staccarti dal tuo opprimente peso, rigido per una sofferenza che ti tiene inchiodato in un letto o su di una sedia a rotelle, per volare lontano visitando il mondo, riposandoti sui dolci ricordi di un giorno. Ma ti dico che perderesti tempo. Il mondo è più pesante del tuo letto e della tua sedia a rotelle.

La pace beatifica del tuo silenzio ti avvicina a Dio e ti fa gustare la sua compagnia, mentre il rumore del mondo dissipa i giorni e le notti, e rende talvolta teso il cuore dell’uomo che sarà sempre inquieto fino a quando non si riposerà in lui: l’Amore.

Le preoccupazioni quotidiane, il lavoro, certe occasioni che si incontrano, rendono talvolta difficile al cuore dell’uomo quello che invece per te è facile. Per te nulla è sconforto e scoraggiamento, ma tutto dono di Dio, anche lo stesso patire.

Coraggio, coraggio sempre: Dio è con te.

Tu sei un apostolo che irradia luce e forza sul buio della terra.

I giorni volano come il vento, e nel vento vola il tuo dolore perché Cristo lo raccolga e distribuisca ai tuoi fratelli, quelli che hanno freddo e fame, sete e bisogno di compagnia.

Vedi che non sei albero sterile? I tuoi frutti sono fecondi, e il tuo soffrire inonda la terra come rugiada vergine sulle fresche verdure di un deserto infinito. (
Madre Provvidenza - dal libro: DIO PARLA NEL SILENZIO AI SUOI AMICI)

 

 

 QUANDO DIO SI PRENDE UN FIGLIO

 

Tra la folla che segue Gesù come poteva non esservi sua Madre, anche se i Vangeli registrano la sua presenza accanto al Figlio soltanto ai piedi della croce? Cosa avrà fatto Maria per seguire Gesù! Come avrebbe voluto rialzarlo da terra, aiutarlo a portare la croce! Tenerissimo e carico di indicibile sofferenza deve essere stato lo sguardo e l’abbraccio scambiato in fugace incontro, tra gli spintoni dei soldati e della folla. La scena rimanda al dolore di tante madri di figli oppressi dai problemi più diversi. E quante volte le madri non possono fare nulla per loro! Nella sofferenza di Maria ogni madre “addolorata” trova rispecchiata la sua sofferenza e, da lei, può ottenere la grazia di percorrere con coraggio la propria Via crucis, con la forza che viene da Gesù.

Era il nostro primo bambino e aveva un anno quando il medico disse: “Leucemia!”. Allora è cominciata l’altalena delle speranze e delle delusioni, dei ricoveri in ospedale e dei ritorni a casa. Dopo quattro anni il mio coraggio è crollato. Non riuscivo più a sopportare la sua sofferenza, la mia e quella di mio marito. Continuavo a ripetere: “Se Dio fosse buono…”.

E non sono più riuscita a pregare. Era impossibile. Quell’anno nostro figlio è morto. Mentre lo lavavo e lo vestivo per l’ultima volta, gli ripetevo: “Se Dio esiste, se è buono, riconciliami con lui”. Ma per quanti sforzi facessi, non riuscivo ad uscire dalle tenebre.

Poi un giorno incontrai un prete straordinariamente buono e umano. Ogni volta che lo vedevo mi sembrava d’incontrare il Signore. Piano piano ricominciai a pregare: “Tu hai detto: chi cerca trova Signore, …spiegami la sofferenza”. Ed ecco la risposta alla mia preghiera: si può amare qualcuno alla follia, e ciò nonostante assistere alla sua sofferenza senza intervenire.

È il ricordo di un episodio accaduto in ospedale che me l’ha fatto capire. Il nostro bambino era steso con mani e piedi legati alle sbarre del lettino per impedirgli di strappare via la trasfusione che doveva salvarlo. Appena ci vide i suoi occhi s’illuminarono: ecco papà e mamma che vengono a liberarmi! Invece restammo lì un’ora intera, una lunga, interminabile ora, ascoltando i suoi lamenti e le sue preghiere, senza fare nulla. Senza slegarlo per stringerlo tra le nostre braccia.

Era necessario, indispensabile, che sopportasse quella sofferenza, ma per lui la cosa era assolutamente incomprensibile.

Davanti a Dio siamo tutti dei bambini che soffrono e chiamano. Qualche volta sembra che Lui non ci ascolti, e allora dubitiamo del suo amore. Eppure, chi oserebbe dire che non amavo il mio bambino, che non soffrivo con lui!
(Chiara T., 28 anni)

 

 

AFFIDARSI A DIO QUANDO SPUNTANO PAROLE CHE FERISCONO

Imitazione di Cristo - Libro III°, capitolo 46 - Le gioie della vita interiore
 

O figlio, sta saldo e fermo, e spera in me. Che altro sono, le parole, se non parole?: volano al vento, ma non intaccano la pietra. Se sei in colpa, pensa ad emendarti di buona voglia; se ti senti innocente, considera di doverle sopportare lietamente per amor di Dio. Non è gran cosa che tu sopporti talvolta almeno delle parole, tu che non sei capace ancora di sopportare forti staffilate.

E perché mai cose tanto da nulla ti feriscono nell'animo, se non perché tu ragioni ancora secondo la carne e dai agli uomini più importanza di quanto sia giusto? Solo per questo, perché hai paura che ti disprezzino, non vuoi che ti rimproverino dei tuoi falli e cerchi di nasconderti dietro qualche scusa. Se guardi più a fondo in te stesso, riconoscerai che il mondo e il vano desiderio di piacere agli uomini sono ancora vivi dentro in te.

Se rifuggi dall'esser poco considerato e dall'esser rimproverato per i tuoi difetti, segno è che non sei sinceramente umile né veramente morto al mondo, e che il mondo è per te crocefisso. Ascolta, invece la mia parola e non farai conto neppure di diecimila parole umane. Ecco, anche se molte cose si potessero inventare e dire, con malizia grande, contro di te, che male ti potrebbero fare esse, se tu le lasciassi del tutto passare, non considerandole più che una pagliuzza?

Ti potrebbero forse strappare anche un solo capello? Chi non ha spirito di interiorità e non tiene Iddio dinanzi ai suoi occhi, questi si lascia scuotere facilmente da una parola offensiva. Chi invece, senza ricercare il proprio giudizio, si affida a me, questi sarà libero dal timore degli uomini. Sono io, infatti, il giudice, cui sono palesi tutti i segreti; io so come è andata la cosa; io conosco, sia colui che offende sia colui che patisce l'offesa.

Quella parola è uscita da me; quel che è avvenuto, è avvenuto perché io l'ho permesso, "affinché fossero rivelati gli intimi pensieri di tutti" (Lc 2,35). Sono io che giudicherò il colpevole e l'innocente; ma voglio che prima siano saggiati, e l'uno e l'altro, al mio arcano giudizio. La testimonianza degli uomini sbaglia frequentemente. Il mio giudizio, invece, è veritiero; resterà e non muterà.

Nascosto, per lo più, o aperto via via a pochi, esso non sbaglia né può sbagliare, anche se può sembrare ingiusto agli occhi di chi non ha la sapienza. A me dunque si ricorra per ogni giudizio e non ci si fidi del proprio criterio. Il giusto, infatti non resterà turbato, "qualunque cosa gli venga" da Dio (Pro 12,21). Qualunque cosa sia stata ingiustamente portata contro di lui, non se ne darà molto pensiero; così come non si esalterà vanamente, se, a buon diritto, sarà scagionato da altri.

Il giusto considera, infatti, che "sono io colui che scruta i cuori e le reni" (Ap 2,23); io, che non giudico secondo superficiale apparenza umana. Invero, sovente ai miei occhi apparirà condannabile ciò che, secondo il giudizio umano, passa degno di lode. O Signore Dio, "giudice giusto, forte e misericordioso" (Sal 7,12), tu che conosci la fragilità e la cattiveria degli uomini, sii la mia forza e tutta la mia fiducia, ché non mi basta la mia buona coscienza.

Tu sai quello che io non so; per questo avrei dovuto umiliarmi dinanzi ad ogni rimprovero e sopportarlo con mansuetudine. Per tutte le volte che mi comportai in tal modo, perdonami, nella tua benevolenza, e dammi di nuovo la grazia di una più grande sopportazione. In verità, a conseguire il perdono, la tua grande misericordia mi giova di più che non mi giovi una mia supposta santità a difesa della mia segreta coscienza.

Ché, "pur quando non sentissi di dovermi nulla rimproverare", non potrei per questo ritenermi giusto (1 Cor 4,4); perché, se non fosse per la tua misericordia, "nessun vivente sarebbe giusto, al tuo cospetto" (Sal 142,2).

 

 

IL SACERDOTE DEVE AVERE CARITA'

 

Sacerdote di Dio, prezioso sarai ai tuoi fratelli se ricco di carità.

La carità porta all’umiltà, all’eroismo, alla gioia. Il Sacerdote che prega, accetta, si dona, espande tra i fratelli il profumo della sua ricchezza interiore: la carità.

Il Sacerdote di preghiera è sempre anche il Sacerdote di sacrificio. Nel sacrificio non c’è contestazione, ma filiale abbandono alla Volontà di Dio, che sempre si manifesta attraverso la voce del Superiore che può essere o il Vescovo, o il Responsabile della comunità se sei un Religioso.

Ogni giorno tu sali l’altare e rinnovi la Passione e la Morte di Cristo: «Questo è il Mio Corpo, questo è il Mio Sangue; fate questo in memoria di Me» (dalla Liturgia).

Ma quale memoria migliore, se non il tuo esempio di vita, come quello di Cristo? Le parole volano, ma il Sacrificio di Cristo si rinnova per continuare nella tua giornata il sì della croce, che è l’anima dei Santi, la potenza dei Martiri, lo scudo di salvezza per chi vuol seguire Colui che è la Via, la Verità e la Vita.

Svegliati, Ministro di Cristo, perché le anime che Dio ha messo nelle tue mani non finiscano in quelle di satana. L’astuzia dei ministri delle tenebre sta dilagando, e solo chi è ben afferrato a Cristo riesce a scoprirla. Quest’arte sa camuffarsi molto bene, e talvolta si manifesta come opera buona perché tu non ti debba curare di essa.

Apri gli occhi e non dormire, perché se la grazia di Dio non avrà preso pieno possesso di te, anche tu potresti trovarti legato alle catene delle sue malefiche potenze, e potresti facilmente dimenticarti di essere Ministro di Dio. Questa astuzia si infiltra negli spiriti deboli, trasportandoli col sentimento e la fantasia, e intanto il tempo passa e la resa dei conti si avvicina.

Se le anime dei tuoi figli vanno all’inferno perché tu, per mancanza di vita interiore, di spirito di sacrificio, di umiltà, te ne sei curato troppo poco di loro, come potrai avere la pace del cuore?

È vero, la messe è molta e gli operai sono pochi, ma se quei pochi, invece di curar la messe cercano un quieto vivere, preoccupandosi della propria salute, degli interessi materiali invece di parlar chiaro alle anime, quelle si perdono.

Non è il numero dei Sacerdoti che converte, ma è la qualità, cioè il grado di santità che uno possiede.

Quando Gesù camminava per le strade tutti Lo seguivano. Così dicesi anche dei Santi, perché la santità appare sul volto, e mette in condizione le anime di chieder consigli e guarigioni.

La preghiera del Santo è la preghiera di Cristo in terra e perciò potente.

Noi camminiamo sulle orme di chi ha camminato prima di noi, coi loro fardelli e problemi, ma con l’anima in elevato stato di grazia.

Chiedi perciò al Signore la grazia di diventare Santo, e le anime a te affidate ti seguiranno come le pecore seguono il Pastore, senza fatica e senza timore. (
Madre Provvidenza)

 

 

SOFFRIRE MEGLIO PER SOFFRIRE MENO

 

Un giovane disse: SIGNORE TI STO CERCANDO PERCHé NON RISPONDI?
Il Signore gli rispose: Non mi credere lontano, insensibile, assente.. Sono con te, accanto a te, anzi dentro di te.
Ascolto ogni tua parola, sento ogni tuo palpito, comprendo i gemiti del tuo cuore angosciato.

Raccolgo ad una ad una le lacrime che irrorano il tuo volto.
Anche il mio figlio Gesù, sulla croce, mi gridò Dio, Dio mio perché mi hai abbandonato? ed io dov'ero? Ero li, e Lui pur sapendolo, non mi sentiva. Ebbe un momento di vuoto terrificante, ma poi si riprese, e pur non vedendomi, avvertì che ero lì, in quel momento con Lui, e si gettò fra le mie braccia Signore nelle tue mani depongo il mio spirito.
Abbi dunque fiducia e non dubitare mai.

Impara ad attendere pazientemente. Attendi e spera, anche se tutto ti sembra irrimediabilmente perduto. Talvolta il dolore pare che ci schiacci, eppure quando tutto sembra morire, nasce qualcosa di insperato in noi.
E la vita tornerà a sorriderti più bella e affascinante di prima.
Spera sempre, spera molto, anche contro ogni umana previsione.
Al Signore non costa nulla premiare con 1 miracolo la fede di chi crede in Lui

Quando sei colpito dal dolore, quando esperimenti la traffittura delle spine, lo strazio di una ferita, l'onta di uno schiaffo, lo spasimo dei fori alle mani e ai piedi, l'umiliazione di un insulto o di una calunnia, NON ACCUSARE NESSUNO, NON INCOLPARE I TUOI FRATELLI, le circostanze, gli eventi della vita...ESSI NON SONO CHE STRUMENTI.
E il Divino Crocifisso che ti invita a seguirLo, a Imitarlo, a continuare in te la grande legge della salvezza nella sofferenza. Ad ogni tua croce corrisponde un Suo aiuto.
Ad ogni tuo dolore, per quanto umanamente intollerabile, una Sua Grazia Particolare.

Dice la Bibbia: Non abbandonarti alla tristezza, non tormentarti con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è vita per l'uomo. Gelosia e ira accorciano i giorni, la preoccupazione anticipa la vecchiaia.

Permetto il buio e la burrasca perché voglio provare la tua fede. Ricorda che il mio sguardo è perennemente fisso su di te e non ti abbandona un solo momento, anche quando tu mi tradisci e mi offendi. E lo sguardo dell'unica persona che ti ama infinitamente, e ti segue ti apre la strada, ti protegge, ti accarezza, ti sorride, ti consola...
Ascoltami, perchè ti parlo continuamente, attraverso infinite voci e nei modi più impensati.
(Anonimo)

 

 

 SIGNORE, AIUTAMI A RICORDARE

 

Se mi sento forte, ricordami di inginocchiarmi.
Se mi sento giusto, ricordami quanti diritti ho calpestato.
Se parlo, ricordami le mie parole inutili.
Se mi sento arrivato, ricordami di ripartire.
Se mi sento pulito, ricordami che aspetti di potermi perdonare.
Se mi ritrovo a criticare, ricordami di non rattristarti.
Se mi sento solo, ricordami che ti addolora sentirti ignorato.
Se mi sento invidioso, ricordami i talenti che mi hai riservato.
Se mi sento deluso, ricordami che aspetti di consolarmi.
Se ti rimprovero, ricordami che non so cosa è meglio per me.
Se rincorro illusioni, ricordami la tua speranza.
Se ti credo assente, ricordami che mi cammini accanto.
Se mi riconosco peccatore, ricordami che stai festeggiando per me.
Se temo cosa gli altri pensano, ricordami che mi vuoi libero.
Se mi sento sconfitto, ricordami che ami la mia croce.
Se mi sento importante, ricordami il tuo affetto per gli ultimi.
Se mi sento stanco, ricordami il dolore che non può aspettare.
Se la mia fede è poca, ricordami di pregare.
Se il mondo mi chiede di inginocchiarmi, ricordami che solo tu sei il mio Dio.
Se tento di salvare la mia vita, ricordami di offrirla per Te.
Se il dolore mi fa paura, ricordami la tua Resurrezione.
...Signore, aiutami a ricordare.
(Tonino Solarino)

 

 

TUO PAPÀ DIO

 

Quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato e ho sperato che tu mi rivolgessi la parola anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione o ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri.

Però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare. Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa per vestirti e sistemarti e io sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti qualche minuto e dirmi "Ciao". Però eri troppo occupato.

Per questo ho acceso il cielo per te, l'ho riempito di colori e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi però nemmeno di questo ti sei reso conto.

Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno. Con tutte le cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa.

Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza e ho pensato di farti bagnare un po' perché l'acqua si portasse via il tuo stress. Pensavo di farti un piacere perché così tu avresti pensato a me ma ti sei infuriato e hai offeso il mio nome, io desideravo tanto che tu mi parlassi, c'era ancora tanto tempo.

Dopo hai acceso il televisore, io ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la TV, hai cenato, però ti sei dimenticato nuovamente di parlare con me, non mi hai rivolto la parola.

Ho notato che eri stanco e ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela, in verità era bellissimo, ma tu non eri interessato a vederlo.

Al momento di dormire credo che fossi distrutto. Dopo aver dato la buonanotte alla famiglia sei caduto sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato. Ho accompagnato il tuo sogno con una musica, i miei animali notturni si sono illuminati, ma non importa, perché forse nemmeno ti rendi conto che io sono sempre lì per te.

Ho più pazienza di quanto immagini. Mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza con gli altri, TI AMO tanto che aspetto tutti i giorni una preghiera, il paesaggio che faccio è solo per te.

Bene, ti stai svegliando di nuovo e ancora una volta io sono qui e aspetto senza niente altro che il mio amore per te, sperando che oggi tu possa dedicarmi un po' di tempo.

Buona giornata.

Tuo papà DIO.
(Anonimo)

 

 

PADRE NOSTRO...

 

Non dire
Padre
se ogni giorno non ti comporti come un figlio.

Non dire
Nostro
se vivi isolato nel tuo egoismo.

Non dire
che sei nei cieli
se pensi solo alle cose terrene.

Non dire
sia santificato il tuo nome
se non lo onori.

Non dire
venga il tuo Regno
se lo confondi con un risultato materiale.

Non dire
sia fatta la tua volontà
se non l’accetti quando è dolorosa.

Non dire
il nostro pane quotidiano
se non ti preoccupi della gente che ha fame.

Non dire
perdona i nostri debiti
se conservi rancore verso tuo fratello.

Non dire
liberaci dal male
se non prendi posizione contro il male.

Non dire
amen se non hai capito o non hai preso sul serio
la parola del Padre Nostro.
(Anonimo)

 

 

ALLA MADONNA

 

E' mezzogiorno. Vedo la chiesa aperta, devo entrare. Madre di Gesù Cristo, non vengo per pregare. Non ho nulla da offrire e nulla da chiedere. Vengo soltanto, Madre, per guardarti. Guardarti, piangere di gioia, sapere questo: che io sono tuo figlio e che tu sei qui. Solo per un istante mentre tutto si ferma: essere con te, Maria, in questo luogo dove tu sei.

Non dire nulla, guardare il tuo volto, lasciar cantare il cuore nel suo linguaggio. Non dire nulla, ma cantare perché il cuore mi trabocca come il merlo che segue la sua idea in queste strofe. Perché sei bella, perché sei immacolata, la donna restituita infine nella Grazia, la creatura nella sua felicità primitiva e nella sua fioritura finale, come uscì da Dio nel mattino del suo splendore originario.

Ineffabilmente intatta perché sei la madre di Gesù Cristo, che e' verità fra le tue braccia, sola speranza e solo frutto. Perché tu sei la donna, l'Eden dell'antica tenerezza obliata, il cui sguardo trova le vie del cuore e fa sgorgare le lacrime rimosse... Perché e'  mezzogiorno, perché siamo in questo giorno, perché tu sei qui per sempre, semplicemente perché tu sei Maria, semplicemente perché esisti, a te, madre di Gesù Cristo, tutta la mia gratitudine. (Paul Claudel)

 

 

 IL RICAMO DELLA VITA

 

Per anni e anni Ghior girò il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi "perché?".

Da piccolo aveva perso la mamma e il papà e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.

Ora, stanco e arrabbiato, stava per abbandonarsi definitivamente allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo e, preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s'incamminò alla ricerca di risposte.

Dopo molto tempo, una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. Entrò in una delle tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia donna. Stava quasi per svegliarla e chiederle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Girandosi di scatto, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che sottovoce, ma con tono imperioso, gli disse: "Per la notte copriti con questa!", e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi: nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.

La luce tenue dell'alba svegliò Ghior, che ancora sotto la sua coperta, si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi. La vecchia donna rientrando nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia gli disse: "Figliolo, smetti di tormentarti per nulla". "Ma la mia sofferenza e le mie disgrazie sono nulla?" rispose Ghior stupito e rattristato. "Figliolo - riprese la donna - smetti di tormentarti. Ciò che ti ha tenuto caldo durante la notte è proprio la risposta che cerchi".

Ghior non capiva. Cos'era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte...ed era anche la risposta ai suoi perché? Sfiorando il bordo della coperta, la morbidissima sensazione della lana si trasformò in una illuminazione: "La coperta, la coperta mi ha tenuto caldo, la coperta! Ma...come può essere la risposta ai perché complicati della mia vita?".

Appoggiato il latte e le focacce per terra, la vecchia donna si chinò fino a sedersi al giaciglio di Ghior. "Guarda figliolo - disse mostrandogli un lato della coperta - cosa vedi?" "Dei colori bellissimi, e disegni ancor più belli ricamati con perfezione mai vista". "Ora guarda l'altro lato: cosa vedi?". "Vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti da vedere".

"Ecco figliolo, la vita, la tua vita è esattamente così: tu sei sotto il ricamo della vita, puoi vedere questa coperta solo da sotto; è la condizione umana. Nel frattempo, per te, su di te e dentro di te si ricamano dall'altro lato disegni e sfumature straordinarie e di una bellezza sconvolgente, e per questo ricamo a volte si rende necessario tagliare, fare nodi, correggere. Da qua sotto è ovvio che SENZA UN PO' DI FEDE e fantasia vedi solo tagli, nodi e confusione, ma guarda un po' cosa sta realizzando Dio su di te...un disegno bellissimo!"
(Anonimo)

 

 

 INSTALLING LOVE

 

Assistenza tecnica? Si, in cosa posso aiutarti?

Cliente: bene, dopo varie considerazioni, ho deciso di installare Love.
Puoi aiutarmi nel processo?

Assistenza: si, certo. Sei pronto?

Cliente: non sono un bravo tecnico, ma credo di essere pronto. cosa devo fare?

Assistenza: il primo passo è aprire il tuo Cuore. Sai dove è?

Cliente: si, ma ci sono diversi altri programmi caricati ora, si può installare Love mentre questi stanno lavorando?

Assistenza: che programmi sono?

Cliente: lasciami guardare.... ho Vecchie Ferite, Bassa Autostima, Invidia e Risentimento, in questo momento.

Assistenza: Nessun problema, Love cancellerà gradualmente Rabbia dal sistema operativo. Potrà rimanere nella memoria permanente ma non darà fastidio agli altri programmi. Love poi coprirà Bassa Autostima con un modulo proprio, chiamato Alta Autostima. Piuttosto chiudi perfettamente Invidia e Risentimento. Quei programmi impediscono a Love di essere installati correttamente. Puoi farlo?

Cliente: non so come. Me lo spieghi?

Assitenza: Con piacere. Vai nel Menu Start e clicchi su Perdono. Fallo tante volte quanto necessario a cancellare completamente Invidia e Risentimento.

Cliente: Ok, fatto! Love si sta autoinstallando. E' normale?

Assistenza: si. ma ricorda che hai solo il programma base. Per cominciare hai bisogno di connettersi al Cuore e caricare l'upgrade.

Cliente: Oops! E' comparso un messaggio di errore. Dice: "Error - Program not run on external components ." Cosa devo fare?

Assistenza: Non preoccuparti. Significa che Love è settato per girare su Cuori Interni ma non è ancora stato configurato per il tuo Cuore, non lo riconosce. In termini meno tecnici, significa che devi amare te stesso prima che tu possa amare gli altri.

Cliente: E quindi

Assitenza: Scegli "Autoaccettazione", poi clicchi su "Perdonare se stessi" "Riconoscere il proprio valore" e infine "Riconoscere i proprio limiti".

Cliente: fatto.

Assistenza: ora li copi nella cartella "Mio Cuore". Il sistema farà un overwrite sui files in conflitto e utilizzerà una patch per eventuali errori di programmazione. Inoltre ricorda di cancellare Autocritica Prolissa da ogni cartella e vuotare il Cestino per essere sicuro di non recuperarli più.

Cliente: Ehi! Mio Cuore si sta riempiendo di nuovi files.Sul monitor c'è un Sorriso, mentre Pace e Soddisfazione si stanno autocopiando ovunque…; è corretto, questo?

Assistenza: A volte. Per alcuni ci vuole un po', ma ogni cosa richiede il suo tempo. Così Love ora è installato e funziona. Ancora una cosa prima di lasciarci. Love è freeware. Assicurati di distribuirlo in tutti i suoi moduli a chiunque incontrerai, che a sua volta
lo condividerà con altre persone riproponendolo anche a te rinnovato.

Cliente: Grazie infinite, Dio.
(Anonimo)

 

 

 IL SOGNO
 

Io ho sempre davanti a me un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
(Martin Luther King)

 

 

BENEDIZIONE DELLE MAMME PER I LORO FIGLI

 

Figlio mio, le ali di Dio ti coprano e ti proteggano come queste mie mani.
Porta il mio sangue e la mia ombra fino ai confini del mondo.
Apri e percorri i cammini che io avrei voluto percorrere.
Porta le mie lampade nelle notti e le mie fonti nei deserti.
Raccogli i dolori del mondo e semina ovunque la speranza.
Che la tua morte sia una festa e la tua vita un porto.
Che i venti ti accarezzino e le montagne ti offrano ombra.
Copri la terra di pietà e trasforma le tombe in culla.
Ti amo, sangue del mio sangue e figlio del mio spirito.
Quando la tua carne nuda e mortale riceverà il bacio della non amata sorella, io sarò lì ad aspettarti, in piedi, sotto il grande arco dell' aurora per sempre.
(Tratta da "Nostro fratello di Assisi")

 

 

VENGO A TE, SIGNORE...

 

Vengo a te, Signore, con una giornata pesante sulle spalle.
Ho eseguito il mio umile compito, non son potuto stare in ginocchio ma ho camminato e lavorato.
Grido a Te dall' abisso della stanchezza che mi prende durante e alla fine della giornata.
Ti offro tutti questi umili lavori che ogni giorno devo ripetere.
Ti offro questa mia vita che passa, le amarezze e le consolazioni quando ci sono.
Ti offro i miei piedi pesanti e le mie mani stanche.
(Tratto da "Eccomi Signore")

 


IL DI PIÙ

 

Il pane che a voi sopravanza, è il pane dell’affamato;

La tunica appesa al vostro armadio, è la tunica di colui che è nudo;

Le scarpe che voi non portate, sono le scarpe di chi è scalzo;

Il denaro che tenete nascosto, è il denaro del povero;

Le opere di carità che voi non compite, sono altrettante ingiustizie che voi commettete.
(S. Basilio)

 

 

 LA MIA CHIAVINA D'ORO

 

Il mio penare è una chiavina d'oro... piccola ma che m'apre un gran tesoro.

E' croce ma è la croce di Gesù, quando l'abbraccio non la sento più.

Non ho contato i giorni del dolore, so che Gesù gli ha scritti nel suo cuore.

Vivo momento per momento e allora il giorno passa come fosse un'ora.

Mi han detto che guardata dal di là, la vita tutta un attimo parrà.

Passa la vita, vigilia di festa, muore la morte.. il Paradiso resta.

Due stille ancora dell'amaro pianto e di vittoria poi l'eterno canto.
(p.Giovanni Bigazzi)

 

 

IL PIÙ FELICE FRA GLI UOMINI

 

O Cristo, non mi abbandonare in mezzo a questo mondo!
Io amo te solo, anche se ancora non ti ho conosciuto;
da te solo spero la forza per osservare i tuoi precetti,
io, completamente in balia delle passioni, io che non ti conosco.
Chi infatti ti ha conosciuto, ha forse bisogno dei piaceri del mondo?
Chi, amandoti, ricerchera' altri piaceri?
Chi sentira' il bisogno di qualche altro amico?

Dio, creatore dell'universo,
tu che mi hai donato cio' che ho di buono,
abbi compassione della mia povera anima.
Donami un corretto discernimento
perché' mi lasci attrarre dai tuoi beni, e solo da quelli.

Ti amero' con tutto il cuore ricercando solo la tua gloria
senza curarmi affatto di quella degli uomini,
per diventare una cosa sola con te
gia' da ora e dopo la morte,
e ottenere, o Cristo, di regnare con te,
che per amore mio hai accettato
la piu' infamante delle morti.

Allora saro' il più felice degli uomini.
Amen, così sia, o Signore, ora e sempre nei secoli.
(Simeone il Nuovo Teologo)

 

 

TI VOGLIO BENE, INSOMMA
 

Io non so se ai tempi di Maria si adoperassero gli stessi messaggi d'amore, teneri come giaculatorie e rapidi come graffiti, che le ragazze di oggi incidono furtivamente sul libro di storia o sugli zaini colorati dei loro compagni di scuola.

Penso, però, che, se non proprio con la penna a sfera sui jeans, o con i gessetti sui muri, le adolescenti di Palestina si comportassero come le loro coetanee di oggi. Con <<stilo di scriba veloce>> su una corteccia di sicomoro, o con la punta del vincastro sulle sabbie dei pascoli, un codice dovevano pur averlo per trasmettere ad altri quel sentimento, antico e sempre nuovo, che scuote l'anima di ogni essere umano quando si apre il mistero della vita: ti voglio bene!

Anche Maria...ha assaporato...la gioia degli incontri, l'attesa delle feste, gli slanci dell'amicizia, l'ebbrezza della danza, le innocenti lusinghe per un complimento...Una sera un ragazzo di nome Giuseppe prese il coraggio a due mani e le dichiarò: <<Maria, ti amo>>. Lei gli rispose, veloce come un brivido: <<Anch'io,>>. E nell'iride degli occhi le sfavillarono, riflesse, tutte le stelle del firmamento...

Le compagne...il sabato la vedevano assorta nell'esperienza sovrumana dell'estasi, quando, nei cori della sinagoga, cantava: <<O Dio, tu sei il mio Dio, dall'aurora ti cerco: di te ha sete l'anima mia come terra deserta, arida, senz'acqua>>. Poi la sera rimanevano stupite quando, raccontandosi a vicenda le loro pene d'amore sotto il plenilunio, la sentivano parlare del suo fidanzato, con le cadenze del Cantico dei Cantici. <<Il mio diletto è riconoscibile tra mille... I suoi occhi, come colombe su ruscelli di acqua... Il suo aspetto è come quello del Libano, magnifico tra i cedri...>>.

.Santa Maria, donna innamorata...Ti abbiamo ritenuta capace solo di fiamme che si alzano verso il cielo, ma poi, forse per paura di contaminarti con le cose della terra, ti abbiamo esclusa dall'esperienza delle piccole scintille di quaggiù. Tu, invece, ci sei maestra anche di come si amano le creature. Aiutaci, perciò, a ricomporre le assurde dissociazioni con cui, in tema di amore, portiamo avanti contabilità separate: una per il cielo (troppo povera in verità), e l'altra per la terra (ricca di voci, ma anemica di contenuti).

Facci capire che l'amore è sempre santo, perché le sue vampe partono dall'unico incendio di Dio. Perciò, Santa Maria, donna innamorata, se è vero, come canta la liturgia, che tu sei la <<Madre del bell'amore>>, accoglici alla tua scuola. Insegnaci ad amare. E' un'arte difficile che si impara lentamente.

.Amare, ...Dare senza chiedere. ...Desiderare la felicità dell'altro...Santa Maria, donna innamorata...solo tu puoi farci cogliere la santità che soggiace a quegli arcani trasalimenti dello spirito, quando il cuore sembra fermarsi o battere più forte, dinanzi al miracolo delle cose!
(don Tonino Bello)

 

 

PADRE NOSTRO DI S. FRANCESCO

 

Santissimo Padre nostro:

Creatore,Redentore,Consolatore e Salvatore nostro


“che sei nei cieli”:

negli angeli e nei santi,illuminandoli alla conoscenza,perché tu

Signore,sei luce:infiammandoli all’amore,perché tu,Signore,sei

Amore;ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine,

perché tu,Signore,sei il sommo bene,eterno,dal quale proviene ogni

bene e senza il quale non esiste alcun bene.


“Sia santificato il tuo Nome”:

si faccia luminosa in noi la conoscenza di te,affinché possiamo

l’ampiezza dei tuoi benefici,l’estensione delle tue promesse,la

sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.


“Venga il tuo regno”:

perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo

regno,ove la visione di te è senza veli,l’amore di te è perfetto,la

comunione di te è beata,il godimento di te senza fine.
 


“Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”:

affinché ti amiamo con tutto il cuore sempre pensando a te,

con tutta l’anima sempre desiderando te con tutta la mente,

orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa

cercando il tuo onore;e con tutte le nostre forze,

spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e

corpo a servizio del tuo amore e non per altro;e affinché

possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi

trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore,

godendo dei beni altrui come dei nostri e dei maili soffrendo

insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno!.


“dacci il nostro pane quotidiano”:

il tuo Figlio diletto il Signore nostro Gesù Cristo,dà a noi oggi:

in memoria,comprensione e reverenza dell’amore che Egli ebbe

per noi e di tutto quello che per noi disse,fece e patì.


“Rimetti a noi i nostri debiti”:

per la tua ineffabile misericordia ,per la potenza della Passione

del tuo Figlio diletto e per i meriti e l’intercessione della

Beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.


“Come noi li rimettiamo ai nostri debitori”:

e quello che non sappiamo pienamente perdonare,tu

Signore,fa che pienamente perdoniamo,sì che,per amor

Tuo amiamo veramente i nemici,e devotamente

Intercediamo presso di te,non rendendo a nessuno

Male per male,e impegnandoci in te ad essere di Giovamento a tutti


“e non ci indurre in tentazione”:

nascosta o manifesta,improvvisa o insistente.


“ma liberaci dal male”:

passato,presente e futuro.

 

 

UNA MAMMA RACCONTA:

 

"....ero in forte crisi di fede: una crisi che durava da anni, a causa di un dolore talmente grande che non potete immaginare! Infatti la mia secondogenita, Laura, una splendida bimba che era riuscita a nascere a dispetto di tutti i medici (che non lo credevano possibile) e di tutte le previsioni, quando aveva 6 mesi improvvisamente si ammalò di una gravissima ed incurabile cardiopatia.
Per un anno è stata sul punto di morire ogni giorno, si aggravava sempre di più, si spengeva piano piano ed io non potevo fare niente se non aspettare la sua fine.
Quando fu ormai chiaro che non c'erano più speranze ci consigliarono di tentare con un trapianto...tentare, perchè non si sapeva quanto tempo avremmo dovuto aspettare e se Laura sarebbe arrivata viva a quel giorno.
.... fummo chiamati a Padova perchè c'era un cuore disponibile per lei. Superò bene l'intervento, ma poco dopo cominciarono a sopraggiungere gravissimi problemi di rigetto, e sembrava proprio che non ce l'avrebbe fatta a superarli.
In tutto questo tempo la mia fede era rimasta scossa, ma non si era spenta. Ma durante il periodo del suo ricovero (2 lunghissimi mesi), la solitudine, la stanchezza...il senso di abbandono presero il sopravvento.
Non avevo nessuno che mi fosse vicino...pregavo ma le mie preghiere cadevano nel vuoto, almeno così io sentivo....mi sentivo completamente abbandonata.
Neanche l'offerta della vita di Laura in cambio di un piccolo segno della Sua presenza, della certezza che Lui mi guardasse e si occupasse di me avevano avuto risposta.
Avete presente il deserto dell'anima? Ecco, quello stavo provando. Dio non c'era, o se c'era se ne stava lassù tra i suoi angeli ed i suoi santi e di tutto si occupava tranne che di me.
Quando Laura ha cominciato a stare meglio e siamo potuti tornare a casa, la vita non era affatto facile. Riconoscere i sintomi di un rigetto è praticamente impossibile, quindi ogni minima cosa che non fosse più che perfetta mi faceva piombare nell'angoscia. Ma non pregavo più. Avevo detto basta, non mi fidavo più, ed ero rassegnata a un Dio assente dai problemi
miei, della mia piccolina, dell'altra mia figlia, del mondo intero.
Però certamente io ancora lo cercavo...avevo cominciato a navigare in rete, e cercavo continuamente siti dove si parlasse di Dio, dove si pregasse, per poter chiedere agli altri le preghiere che io non riuscivo più a pronunciare.
In Chiesa tornai solo per la prima Comunione della mia figlia maggiore, ma fu uno sforzo trovarmi lì dove prima mi sentivo a casa, come un'estranea.
.... ero stanca, triste, angosciata, delusa... affidai a questi nuovi amici (via etere) le preghiere per Laura, ma tutti loro capirono che non era solo Laura ad aver bisogno di preghiere, ma anch'io!
Credo che abbiano pregato in tanti, e molto. Ed il Signore ha scelto una via singolare per rispondere a queste preghiere.... Laura dovette sottoporsi ad un controllo particolarmente approfondito. Stava benissimo, e passati i 2 giorni previsti di ricovero ci dimisero dall'ospedale .... e noi stavamo tornando a casa sollevati dall'esito positivo degli esami. Ma sull'autostrada, mentre facevamo progetti su cosa fare nei giorni seguenti, ancora pieni di gioia che le cose fossero andate così bene, ci richiamarono indietro perchè nel frattempo erano arrivati gli esiti dell'ultimo esame, la biopsia, e questa rivelava una grave forma di rigetto in atto.
Fu una doccia fredda come non si può descrivere...dovemmo tornare indietro e ricoverare di nuovo la bambina. Ci alternavamo mio marito ed io all'ospedale, e per i primi giorni restò lui. Io lo raggiunsi un giovedì e restammo tutti e due nel reparto.
Fu in quei giorni che vidi appoggiato sul bancone del corridoio un rosario scuro, dimenticato chissà da chi. Passavo e lo vedevo sempre, ma nessuno lo raccoglieva. Il venerdì seguente vidi Laura che giocava con questo rosario e mio marito disse che gliel'aveva preso per farle fare qualcosa.
Lo presi per lavarlo e mi accorsi che era spezzato in un punto vicino all'inizio della corona. Era un rosario semplice, di plastica, fatto con una cordicella ed era questa che si era sfilacciata fino a rompersi. Laura se lo mise al collo come una collana, poi se lo tolse e mi disse: "ora la metto io a te, la collana". Me la appoggiò al collo rigirandola alla meno peggio, poi io dovetti uscire dalla stanza e me lo misi sotto il maglione. La sera dovevo prendere il treno ....
Sul treno mi passai una mano sotto il golf e sentii il rosario..."ma guarda - pensai - il rosario di Laura è ancora qui", ma non ci feci caso più di tanto. Quando tornai a casa e mi spogliai per andare a letto, sentii che c'era ancora e mi meravigliai perchè dato che era rotto, mi sarei aspettata che in tutte quelle ore fosse caduto.
Cercai con le mani il punto in cui sciogliere quel groviglio di grani, ma non riuscivo a trovarlo, allora andai allo specchio per vedere come si era attorcigliato, e con mia indicibile meraviglia vidi che era intero!!!!!
Gridai e chiamai E. ...le chiesi se sognavo o ero sveglia, se anche lei si ricordava che quel rosario era rotto...ed ora era intero...c'era solo un nodo strano, un nodo che si può fare solo prendendo due capi di una corda, che non è posibile fare in una struttura circolare...un nodo che si era formato prima.
Provai a toglierlo per guardarlo meglio, ma era stretto...il nodo che si era formato riduceva la circonferenza e stentava a passare dalla testa...io avevo paura a forzare troppo, paura che si rompesse ancora, mi sembrava una cosa preziosa, che doveva restare al mio collo...in effetti avrei dovuto tirare molto per farlo uscire, e non so se ci sarei riuscita.
Era una cosa straordinaria, un miracolo, pensai subito: la risposta che attendevo, che avevo tanto cercato...il segno che il Signore non mi aveva dimenticata e qualsiasi cosa succedesse Lui si occupava di me, mandandomi in quel momento ciò di cui avevo bisogno: un segno tangibile e concreto della Sua presenza. Lui sapeva come sono fatta. Sapeva che nessun discorso, nessuna lettura, nessuna riflessione mi sarebbe servita a smuovere il gelo che avevo nel cuore. Conosceva la mia forse eccessiva razionalità e sapeva che solo un evento reale e concreto poteva avere qualche effetto su di me.
Quando la sera seguente raccontai ad un'amica l'episodio, questa rimase colpita... mi strattonò quasi dicendomi "ma non ti accorgi che è un segno meraviglioso...che la Madonna ti sta chiedendo di pregare...pregare..." e corse a prendere il suo rosario, sparecchiò e mi costrinse quasi a recitare il rosario con lei...dopo tanto tempo...non mi pareva possibile...all'inizio masticavo le parole come fossero fiele, poi piano piano mi sono sciolta ed
abbiamo terminato in modo bellissimo questo rosario...si era sciolto qualcosa dentro di me, riuscivo di nuovo a pregare....e lo feci realmente tutti i giorni...anche in quelli seguenti....ed avevo sempre al collo la corona spezzata che non usciva più dalla testa.
Pensai che l'avrei tenuta almeno fin quando Laura non avesse superato i suoi problemi...certo che prima o poi avrei dovuto toglierla... ma essendo inverno, rimediavo con maglioni accollati ed andai avanti così per diversi giorni.
Dopo 9 giorni, era una domenica mattina. Laura era a casa anche se i suoi guai non erano certo finiti.... la sera prima, come sempre, mi ero addormentata stringendo tra le mani la croce del mio rosario. Dopo un po' che mi ero alzata mi accorsi che non l'avevo più.... sobbalzai e dissi a tutti che sicuramente si era di nuovo spezzato e l'avevo perduto nel letto.
Corsi in camera e lo vidi subito tra le lenzuola. Lo presi, lo guardai e quasi svenni dallo stupore, perchè non era affatto rotto...era ancora intero...come avesse fatto ad uscirmi dalla testa non saprei proprio dire perchè non poteva uscire...non certamente mentre dormivo con la testa appoggiata sul cuscino!!!
Devo dire che questo secondo episodio mi suscitò ancora più impressione del primo, anche se può sembrare strano, perchè il pensiero che mentre dormivo si fosse compiuta addosso a me una manovra tanto complicata come quella di sfilare una cosa così stretta mi sconvolgeva. Mi impaurii veramente, corsi dal mio parroco come un'invasata a raccontargli tutto perchè tra tutti i pensieri mi era venuto anche quello che una cosa così strana potesse essere opera del demonio. Lui però mi rassicurò subito, fu molto colpito dal racconto...mi disse che per l'oggetto sul quale si era manifestato questo fenomeno, non potevano esserci dubbi...se oltre tutto questi fatti avevano avuto come effetto quello di farmi riavvicinare a Dio, non potevo avere certi timori.
La storia è finita (lunga, lo so...ma come si può riassumere in poche parole senza perdere il senso di tutta la vicenda?), passai un periodo molto difficile in seguito...il rigetto di Laura fu superato solo a gennaio, ma io avevo di nuovo la forza per tener duro senza più abbandonare la fede in Dio.
Ho passato un periodo in cui ho pregato molto, poi un po' meno....io cari amici non ho il carisma dell'asceta, non ci posso far niente...non riesco a pregare a lungo e per un po' me ne sono fatta una colpa, poi sono stata aiutata a capire che il Signore ci prende come siamo fatti... la cosa importante è che adesso lo sento vicino...a volte di più, a volte di meno...ma so che non mi ha mai abbandonata.
Scusatemi l'estrema lunghezza... sono stata invitata a ricordare questi episodi e l'ho fatto con piacere, ma come al solito non ho il dono della sintesi....d'altra parte non credo sarebbe stato possibile spiegare questa cosa in modo sintetico a chi non ne sapeva nulla.
Il mio grazie più sentito va a tutti ...., perchè sono sicura, ma sicura che più sicura non si può, che tutto questo è avvenuto grazie alle loro preghiere.
Ah!!! Perchè non li avevo incontrati prima????"

 

 

LUANA RACCONTA...

 

Lunedì 19 Luglio 1999 ore 17.30

<< Comando di Polizia di Verona, desidera? >>
<< La prego, devo sapere se è accaduto un incidente sull’autostrada del Brennero, nel tratto tra Milano - laghi e l’uscita di Carpi ! ? >>
<< Si signora, c’è stato un incidente, gravissimo, io stesso, con altri due colleghi, ho fatto i rilevamenti !! >>
<< Dio ti prego. No !! Senta la scongiuro, su quel tratto di autostrada sta transitando mio figlio appena diciottenne e non riesco a mettermi in contatto telefonico con lui, la scongiuro mi dica almeno se nell’incidente è stata coinvolta una Fiat Punto bordeaux ? >>
Il silenzio che è seguito dall’altra parte del telefono, durato appena qualche attimo, è stato più eloquente di mille parole.
<< Sì signora, mi dispiace “SOLO” una Punto bordeaux è stata coinvolta nell’incidente . . . mi creda, ho la morte nel cuore !! >>
Il mio cuore invece, era appena stato brutalmente lacerato da una mano invisibile e violenta, dotata di una forza sovrumana che all’improvviso aveva squarciato in mio petto . . . . . .

Inizia così il lungo diario che ho scritto, giorno dopo giorno, a mio figlio Simone, è stato l’unico mezzo in mio possesso per comunicare con lui, mentre stava lottando tra la vita e la morte inesorabilmente.
Mi sono ritrovata con la biro sospesa sulla prima pagina di un anonimo quaderno e ho iniziato a vomitare su di essa tutto il mio dolore, tutta la mia miseria, tutta la mia impotenza.
Era l’inizio di un lungo e devastante calvario, ma non ho mai smesso di credere nella misericordia di Dio che è infinita.
Dopo essersi risvegliato dal coma, determinato più che mai, Simone ha continuato a lottare con tutte le sue forze e piano piano ha ricominciato a vivere, ed io con lui.
Sono passati cinque lunghi anni, ma ora sta bene ed è felice.

Ho pregato tanto durante questi anni, a volte ininterrottamente per lunghe ore e nel raccoglimento della mia solitudine, ho capito che questo mio dolore lancinante doveva diventare fecondo.
Il Signore aveva protetto e salvato il mio unico figlio e io mi sentivo in debito con lui.
Gesù ci ha detto: << Ama il tuo prossimo come te stesso >>.
Ecco come potevo e volevo “sdebitarmi”, amando e aiutando il mio prossimo con tutto il cuore, lo avevo sempre fatto, ma ora c’era una consapevolezza maggiore e una determinazione assoluta.
Per lunghe settimane ho cercato di capire quale strada dovevo percorrere che mi permettesse di raggiungere questo obiettivo, ma ogni volta non riuscivo mai ad arrivare in fondo al cammino, il traguardo era lì, e pochi passi ma una forza misteriosa ogni volta mi tratteneva, creandomi non poche insicurezze.
Così, ancora una volta ho scongiurato il Signore di tendermi la mano, illuminandomi la via da seguire.

Un mattino qualunque del marzo 2003, dopo essere uscita di casa per un motivo che ora non ricordo, sono passata di fianco all’edicola di mia fiducia e ho notato che, affissa ad una delle pareti laterali esterne, c’era una semplice locandina che annunciava, per il sabato successivo, l’inaugurazione di una casa di accoglienza, dedicata a Laura Vicuna.
Incuriosita, mi sono rivolta a Luisa, la proprietaria dell’edicola, chiedendole se era a conoscenza della cosa.
Sorridendo, mi ha risposto che, guarda caso, conosceva personalmente i responsabili della casa, si trattava di Angela e Maurizio Rizzolo, i quali, altri non erano che sua sorella e suo cognato.
La casa, ha aggiunto Luisa, si prefigge lo scopo si accogliere le famiglie, quasi tutte provenienti da lontano, dei pazienti ricoverati nel centro di riabilitazione post-traumatica dell’ospedale S. Sebastiano di Correggio ( che, mio malgrado conosco molto bene ).
Senza pronunciare neppure una parola in risposta a quello che avevo appena udito, ho sorriso, ho alzato gli occhi al cielo e ho detto ad alta vice: << Grazie Signore, ho capito, è lì che devo
Andare ! >>.
So che le coincidenze non esistono, sono i mezzi che Dio usa per restare nell’anonimato.
Ora, da dieci mesi, sono anch’io una volontaria dell’Associazione Cilla, o meglio, appartengo anch’io a questo splendido popolo, che con molta discrezione, quasi in punta di piedi, abbraccia, e non solo metaforicamente, decine di persone distrutte dal dolore, donando loro un po’ di serenità, di conforto e di speranza.

Sono stati i signori Raia di Napoli, i primi ospiti della casa che ho conosciuto, erano a Correggio per assistere il figlio Antonio.
Non ho avuto bisogno di parole per conoscere il loro dolore, mi è bastato ricordare !!
Così ho pensato che forse, se io avessi raccontato loro la mia storia a lieto fine, avrebbero potuto ricavarne più forza per se stessi.
Mamma Antonietta, dopo avermi ascoltata commossa, mi ha pregato di farle conoscere Simone, era convinta che questo, l’avrebbe motivata a credere che la speranza non è un’illusione, ma un dono prezioso del Signore che non va sprecato.
Mi ha espresso anche un altro desiderio, quello di farmi conoscere a sue volta il proprio ragazzo.
Per fare questo però, sarei dovuta tornare laddove la mia sofferenza non aveva conosciuto riserve.
Non era esattamente quello che mi ero prefissata e non sarebbe stato facile per me, temevo di non esserne all’altezza, ma la richiesta di questa madre era talmente accorata, che alla fine ho ceduto, seppur con tanta paura.

Anche Antonio ne è uscito, ma purtroppo non è così per tutti, ed io, da quel giorno, non ho più smesso di andare dai “miei ragazzi”, ho sentito che non potevo più farne a meno, a prescindere dalle condizioni in cui versano.
Non passa giorno che io non rivolga loro un pensiero e una preghiera.

Desidero porgere un ringraziamento doveroso e sentito a Roberto, per avermi chiesto di testimoniare per iscritto la mia storia.

Grazie Cilla, grazie per aver migliorato la qualità della mia vita e per avermi dato la possibilità di donare, senza riserve, per quel che mi è umanamente possibile, tutto l’amore che ho nel cuore, accettandomi a braccia aperte, senza nemmeno chiedere chi sono.

Con affetto e gratitudine

 

 

RIFLESSIONE SUI DONI DI DIO !!!

 

Dio ci ha concepiti affidandoci una missione importantissima e donandoci gratuitamente tutto ciò che serve per conseguire questa missione. Quando siamo nati, eravamo nudi e poveri, e tutto quello che abbiamo é dono di Dio, a partire dalle qualità e doni interni, fino ai doni visibili esterni. Non c'é nulla che non abbiamo, che non ci sia stato donato gratuitamente.

Purtroppo questo spesso ci sfugge, ce ne dimentichiamo, e agiamo come persone che  hanno diritto, a cui si deve rispetto, persone che contano e a cui gli altri si devono prostrare. Addirittura utilizziamo i doni ricevuti per scopi del tutto diversi da quelli originari, ed ecco che la nostra intelligenza la utilizziamo per fabbricare armi e per ideare
sistemi di clonazione; la nostra bellezza la utilizziamo per sfilate, foto, film pornografici e atti impuri; il nostro denaro lo utilizziamo per accumulare anziché per distribuire; la nostra lingua la utilizziamo per imbrogliare anziché per dare conforto, ecc.

Tutto questo grida vendetta a Dio. E' come se sul nostro lavoro ci danno un'auto per poter visitare i clienti e aumentare le vendite, e noi la utilizziamo per andare a spasso e portare in giro belle ragazze. Che succederà quando il datore di lavoro se ne accorgerà? E se ne accorgerà, senz'altro, perché non vedrà i frutti che si aspettava da noi, e capirà cosa stiamo facendo. Abbiamo un potenziale altissimo per fare il bene, tutti,  indistintamente, ma possiamo stravolgere i piani di Dio e invece di portare frutto, portare distruzione e dolore.

Cosa vogliamo fare? Chiediamo a Dio che ci mostri le sue vie, e con gioia cominciamo a percorrerle. La Quaresima é proprio il periodo adatto per fare ciò. (Eugenio)

 

 

DAMMI FIDUCIA, O SIGNORE!

 

Una fiducia infinita in Te, anche nelle prove più dure, anche negli strazi più orrendi, anche quando mi sento terribilmente solo, anche quando ho paura, anche quando son debole, e forse cattivo...
Dammi fiducia in te: nel tuo amore infinito, nel tuo perdono illimitato.
E dammi fiducia nel prossimo.
E' sempre mio fratello, anche se non lo sa, anche se non ci pensa, anche se non lo vuole.
Fa' ch' io gli creda sempre e che anch'egli mi creda.
E dammi fiducia in me, o Signore!
Hai messo in noi tesori infiniti di grazia e di bene, ricchezze immense di carità e di amore.
Fammele scoprire, fa' che le sappia usare, per me e per gli altri.
(Tratto da "Eccomi Signore")

 

 

COME UN FAGIOLO

 

Il Padreterno riceve una lettera firmata " Elisa ":

" Mio caro padre del cielo, ho concepito un figlio, il mio primo figlio, e sono al secondo mese di gravidanza.
Mi hanno fatto vedere il mio bambino attraverso l' ecografia, è appena due centimetri, sembra un fagiolo, però si vede già un piccolo punto, come un granellino di senapa che batte, batte veloce: il suo cuore.
Mio caro Padre del cielo, ora mi sento molto importante e ti penso più di prima...Mi sembra che ci somigliamo, perchè - se sbaglio, mi perdoni? - per me Tu sei un Padre con grembo di madre."

Il Padreterno scambia uno sguardo di intensa commozione con Gesù che sta seduto vicino a lui.

" Dì ai tuoi teologi dell' incarnazione che leggano qualche volta nel libro della vita per trovare parole nuove. Pensa..." gli sussurra, " anche tu, nel grembo di Maria, eri grande...come un fagiolo e il tuo cuore, incarnazione della mia infinita misericordia, era piccolo piccolo come un granello di senapa. "

Passano alcuni mesi. Arriva sul tavolo del Padreterno un biglietto azzurro firmato ancora " Elisa ":

" Mio caro Padre del cielo,
è nato il mio bambino! Che meraviglia!
Gli guardo le manine, i piedini, le unghiette...
Certamente io non avrei saputo invertarlo...
Grazie per il capolavoro che mi hai regalato!"

Dagli occhi del Padreterno brilla una lacrima.
(Lia Cerrito)

 

 

AI SANTI INNOCENTI, MIEI FRATELLINI IN CIELO

 

1 - Bambinelli felici! Con che tenerezza, il Re dei cieli, vi benedisse e colmò di carezze le testoline liete! Ed io quasi già vedo i beni smisurati ch'egli vi dona in cielo, o voi che siete immagine d'ogni innocenza!

2 - Voi contemplaste le ricchezze del Paradiso, prima ancor di conoscere le nostre amare tristezze, o cari gigli in boccio dal Signore, sull'aurora... E il suo cuore seppe farvi sbocciare, soleggiandovi col suo amore.

3 - Bambinucci d'un giorno, quali cure ineffabili, e tenerezze squisite, e che amore vi prodiga quaggiù la Chiesa nostra madre! Voi foste le primizie offerte a Dio dalle sue braccia materne; e per l'eternità sarete voi la delizia dell'alta azzurrità.

4 - Voi il corteo virginale dell'Agnello: e, privilegio inaudito, spetta a voi ridire un canto nuovo. Senza lotta, siete giunti alla gloria dei conquistatori: e il Salvatore ebbe da voi la vittoria, vincitori leggiadri.

5 - Non un brillio di gemme vi si vede tra i capelli, ma i cieli son rapiti dai riflessi dorati dei vostri riccioli: e i tesori, le palme, le corone degli Eletti son tutte vostre. In quella santa patria vi fanno da trono le ginocchia degli angeli.

6 - Con essi giocate vicino all'altare; e i vostri canti, o stuoli leggiadri, deliziano il cielo! Il buon Dio v'insegna come fa le rose, gli uccelli, i venti; né v'è un genio quaggiù che sappia tutto ciò che sapete voi, bambinelli!

7 - Con le vostre manine cogliete le stelle dai mille fuochi, sollevando i misteriosi velari del firmamento; e correndo lasciate un'argentea traccia. Spesso, la sera, io credo di ve­dervi, quando contemplo la candida via lattea...

8 - E correte in braccio a Maria, dopo le tante feste: vi appisolate sotto il suo velo, bionde testine; deliziosi folletti, la vostra audacia infantile piace al Signore. Voi osate carezzarne il volto adorabile; quale favore!

9 - Santi Innocenti, il Signore mi dette voi per modello e voglio essere la vostra immagine fedele, bambinucci. Vo­gliate ottenermi le virtù dell'infanzia. Il candore, e il perfetto abbandono, la vostra cara innocenza m'incantano il cuore

10 - Signore, tu sai gli ardentissimi voti della mia anima in esilio. Vorrei mietere per te dei bei gigli; cerco per dilettarti i bocci primaverili che mi piacciono tanto: falli degni dell'acquasanta del tuo battesimo, vieni a coglierli.

11 - Si, voglio infittire il candido stuolo degli Innocenti; ed offro gioie e dolori in cambio d'anime infantili. Re dei cieli: io voglio un posto fra questi Innocenti, voglio baciare an­ch'io, come loro, il dolce tuo volto, o mio Gesù.
(Santa Teresa di Gesù Bambino – Poesie – n.29 – Febbraio 1897)

 

 

IL CORETTO DEI BIMBI NON NATI

 

Il Padreterno segue alla radio le conferenze del reverendo Cantalavita contro l' aborto.
L' argomento gli interessa, con tutti quei " pacchetti ritornati al mittente " che ogni giorno si ritrova sul tavolo.
Il reverendo Cantalavita afferma con calore:
" Miei stimati radioascoltatori, i cori angelici, nel Paradiso, non sono più nove: angeli, arcangeli, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, cherubini, serafini e a questi, e a questi d' ora innanzi, dovrete unire il coretto dei " bambini non nati "...
" Buona idea, "
esclama il Padreterno. " Stanno tutti sparpagliati per il cielo... Si potrebbe ufficialmente ammetterli nelle gerarchie angeliche..."
Chiama un angelo e dà ordine di radunare i bambini non nati.
L' angelo ritorna dopo un po'.
" Tutto fatto Signore. Ma non si tratta di un "coretto" : è il coro più grande del Paradiso!"
(Lia Cerrito)

 



 

 

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